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venerdì 11 aprile 2014

Dall'orto del nonno ai tetti di New York

Quando il profumo di primavera ti pizzica il naso, il sole comincia a farsi sentire e sopra la testa ti ritrovi un'infinita distesa azzurra, è anche l'ora per i tanti appassionati di prendere in mano zappa a badile e riprogettare l'orto.
L'isterismo canino ha già iniziato l'attività di scavo e ora nel nostro fazzoletto di terra potremmo mettere a dimora tre o quattro baobab. L'orto è un cimitero di pomodorini passati, che noi da bravi ortolani novelli avevamo lasciato arrampicare, arrampicare, su e sempre più su, tanto orgogliosi quanto ignari di ciò che selvaticamente stava accadendo. Malgrado il triste rimasuglio dei nostri 2 mq d'orto è stata decisamente un'esperienza emozionante e soddisfacente: insalate di vario genere, cetrioli, melanzane, una foresta in miniatura di prezzemolo e le quintalate di pomodorini di cui sopra, sono stati gli ottimi risultati della scorsa estate. Nonni e suoceri hanno fatto la loro parte a gettar le basi di un solido cammino fra le verdure, vedremo se riusciremo a ripercorrer la via perduta.
Intanto vagheggio pomeriggi passati a sistemare assi di legno, a realizzare originali segnapostoperleverdure, a comperare piantine biologiche (da ripetere l'esperienza presso il vivaio biologico del Centro Maso Pez di Ravina) e a sistemare un altro tassello nel mio quadro delle autoproduzioni.
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